Utilizzo da parte dei Finanzieri del Lido militare di Serapo (Gaeta). Il SINAFI scrive ai Ministri competenti.

Utilizzo da parte dei Finanzieri del Lido militare di Serapo (Gaeta). Il SINAFI scrive ai Ministri competenti.

SINDACATO NAZIONALE FINANZIERI Segreteria Nazionale Via Tagliamento nr. 9 – 00198 – Roma C.F. 96411220583 Mail:segreterianazionale@sinafi.org PEC: segreterianazionale@pec.sinafi.org Cell. 3292605371 Al Ministro della Difesa   Via XX Settembre,123/A 00187 Roma RM Al Ministro dell’Economia e delle Finanze Via XX Settembre, 9 00187 Roma Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Via Nomentana, 2 00161 Roma e,

SINDACATO NAZIONALE FINANZIERI

Segreteria Nazionale

Via Tagliamento nr. 9 – 00198 – Roma

C.F. 96411220583

Mail:segreterianazionale@sinafi.org

PEC: segreterianazionale@pec.sinafi.org

Cell. 3292605371

Al Ministro della Difesa

  Via XX Settembre,123/A

00187 Roma RM

Al Ministro dell’Economia e delle Finanze

Via XX Settembre, 9

00187 Roma

Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti

Via Nomentana, 2

00161 Roma

e, p.c.

Al Comando Generale della Guardia di Finanza

VI Reparto Affari Giuridici e Legislativi -Ufficio

Relazioni con Organismi di Rappresentanza

e Associazioni Sindacali

Viale XXI Aprile 51 

= Roma =

Allo Stato Maggiore Difesa

Via XX Settembre 123/A

00187 Roma

Oggetto: Utilizzo dello stabilimento balneare militare in località Serapo – Gaeta (LT) da parte del personale della G d F.

TRAMITE PEC

Illustrissimi Signori Ministri,

la scrivente Organizzazione Sindacale è destinataria di numerose segnalazioni e doglianze in ordine a potenziali e marcate situazioni che appaiono, prima facie, discriminatorie, relative ai modelli gestori di alcuni organismi di protezione sociale di comparto, che traggono verosimilmente origine dalla conclamata obsolescenza dei titoli giuridici di conferimento delle rispettive aree demaniali affidate alle PP.AA. di riferimento, in rapporto, fra l’altro, alle peculiari caratteristiche geografiche e morfologiche dei siti.

Segnatamente, ci riferiamo alla nota spiaggia di Serapo, sita nel comune di Gaeta( LT), lungo un tratto della quale è da tempo attivo ed efficiente uno stabilimento balneare militare, facilmente raggiungibile dall’utenza (essendo ubicato in area urbana, dotata di parcheggi, strutture già esistenti e funzionali), ceduto in “consegna” negli anni ’90 (si badi, non in “concessione”) dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti al Ministero della Difesa, attualmente gestito da un ente non profit  (Associazione Ricreativa Dipendenti Difesa Gaeta www.arddgaeta.it ).

Nel riferirci al regolamento di funzionamento[1], pressoché invariato rispetto alle annualità pregresse, avuto riguardo alle numerose segnalazioni pervenuteci  da iscritti, parrebbe che, di fatto, le possibilità di poter fruire del servizio “teoricamente” accordabili ai Finanzieri ed ai propri familiari sono assolutamente marginali e, per alcuni periodi, del tutto assenti, a dispetto del quadro legislativo, situazionale, organizzativo, geografico, morfologico e esigenziale.

Siamo consapevoli che il ridetto provvedimento di consegna da un’Amministrazione dello Stato a un’altra (di quasi 30 anni fa) assegni l’esclusiva competenza sul sito al Ministero della Difesa e ai soggetti da esso incaricati, ma siamo altrettanto fermi nel ritenere la questione  sia meritevole di tutta l’attenzione, giacché sul contenuto dello stesso debbano porsi legittimi interrogativi “istituzionali”, alla luce, tra l’altro, dell’indiscutibile variazione del quadro d’insieme rispetto ad alcuni decenni fa[2].

I paventati profili discriminatori assumono preoccupante concretezza al cospetto della circostanza “naturale” che, nel comprensorio in argomento, non si rilevano sufficienti aree demaniali da adibire a stabilimenti balneari militari, i quali, quand’anche reperiti, implicherebbero una serie di complesse procedure amministrative e, soprattutto, la distrazione di risorse pubbliche da impiegare verso scopi ed esigenze più attuali (es. sanità pubblica, edilizia popolare e scolastica, etc.), anziché per l’impraticabile e inopportuna idea di costruire ex novo un’ulteriore struttura balneare, nella consapevolezza che l’intero compendio territoriale potrebbe essere ben servito da quella già operante.

Oltretutto, pur fatta salva la peculiarità della concessione, sembra permanere comunque una disparità di trattamento rispetto al titolo da cui trae origine la gestione dello stabilimento in trattazione, la cui natura – provvedimento di “consegna” di una porzione di area appartenente al demanio marittimo (necessario), ai sensi del comb. disp. artt. 822 cod. civ. e 28 cod. nav., da parte di un’Amministrazione statale (cedente) in favore di altra Amministrazione dello Stato (cessionaria/interessata) – lo pone al riparo dall’applicazione della normativa inerente al c.d. Federalismo demaniale di cui al D.Lgs. 85/2010 e ss.mm. (cfr., nello specifico, art. 5, co. 2[3]), dalla disposizione speculare contenuta nel c.d. Decreto del fare (cfr. art. 56bis, co. 1, L. conv. 98/2013[4]) e dai pertinenti princìpi di matrice europeista (v., per tutti, quelli declinati dalla c.d. direttiva Bolkenstein).

Peraltro, non abbiamo cognizione di segnalazioni analoghe concernenti problematiche di siffatta natura che interessino strutture simili in altre zone d’Italia, dove, per converso, pare che viga un principio regolatore ispirato all’osmosi e alla reciprocità, coerente con l’appartenenza degli utenti al medesimo comparto.

Al di là del mero rapporto numerico cui si è fatto cenno (v. nota) – vertendosi in materia di gestione di un bene pubblico appartenente al demanio marittimo statale, infungibile, strategico e limitatissimo in relazione all’offerta (nell’area del sudpontino, in particolare, a Gaeta e dintorni, il bene della vita “spiaggia” assegnabile è irrisorio o comunque difficilmente utilizzabile a fini balneari rispetto alla maggior parte delle coste italiane. Auspichiamo, pertanto, l’apertura di una seria discussione istituzionale nella direzione di favorire il più equo e redistribuito utilizzo delle risorse pubbliche nel pieno rispetto dei principi della buona e oculata amministrazione, avuto riguardo alle note disposizioni in tema di spending review, oltreché a quelle incentivanti la sana, leale e proficua collaborazione tra diverse PP.AA. (peraltro, del medesimo comparto Sicurezza/Difesa), in armonia con le più recenti raccomandazioni del legislatore attraverso cui vengono ribadite le linee guida in materia, presidiate da norme di rango costituzionale. In ragione di ciò, vale la pena evocare la forte e consolidata copertura legislativa in tema di riordino, riorganizzazione, riduzione e accorpamento degli enti pubblici giudicati sovrabbondanti, con positivi effetti sulla riduzione della spesa pubblica. Sotto il profilo del merito amministrativo (canoni della buona amministrazione), le attività così organizzate rappresenterebbero un esempio concreto e virtuoso, anche contro eventuali sprechi di danaro pubblico e ogni obsoleto modello di gestione privilegiata dei beni demaniali dello Stato, secondo logiche non più sostenibili (in special modo se attuati da un’unica struttura di una delle P.A. compartimentali, a dispetto di altre), assimilabili, per lo più, alla “proprietà privata”, perciò incompatibili con la natura dei beni pubblici di cui si discute.

In forza di ciò, avuto riguardo al particolare momento storico e all’importanza che conseguentemente assumono interventi di “protezione sociale” o “welfare aziendale” e le opere di cui si serve, sollecitiamo ogni iniziativa utile – anche di tipo governativo e parlamentare – volta a ridisegnare il contenuto del predetto provvedimento di consegna, ormai obsoleto e lontano dalla realtà, favorendo soluzioni “di prossimità” che tengano effettivamente conto delle esigenze diffuse, delle caratteristiche geografiche su cui sorge il sito, dell’attuale assetto della forza presente sul territorio sudpontino e del potenziale e attualizzato bacino di utenza, nell’ottica di una giusta condivisione intercompartimentale, in quota parte, delle strutture, degli spazi e dei servizi balneari sopra menzionati, all’insegna della reciprocità e del mutuo ausilio, secondo un paradigma contemporaneo e sostenibile, specie laddove un’Amministrazione risulti territorialmente sguarnita di opere della specie rispetto a un’altra, per motivi di contingenza o di obiettiva impossibilità a procurarsene.

In attesa di un cortese cenno di riscontro vogliate gradire distinti saluti.

Roma 12 luglio 2020   

Il Segretario Generale – Eliseo Taverna

                 

                  


[1] https://www.arddgaeta.it/wp-content/uploads/2020/04/REGOLAMENTO-2020.pdf

[2]Ad oggi, infatti, la maggior parte del personale militare presente nel circondario del Golfo di Gaeta è appannaggio della Guardia di Finanza che annovera, solo nei limitrofi comuni di Gaeta e Formia, oltre 1000 militari in servizio, fra gli altri, presso Comandi e Reparti di notevole dimensione e importanza strategica, addestrativa, logistica e operativa (Centro Navale, Scuola Nautica, Comando Gruppo, etc.). Di contro, altrettanto notoriamente, la rappresentanza facente capo alla Difesa risulta, ormai da lungo tempo, fortemente e strutturalmente ridotta a un’esigua aliquota di personale, essendo variato l’assetto delle Forze Armate stanziate sul territorio rispetto agli anni ’90.

[3] Art. 5 – Tipologie di beni: “[…] sono in ogni caso esclusi dal trasferimento: gli immobili in uso per comprovate ed effettive finalità istituzionali alle amministrazioni dello Stato[…]”.

[4] Art. 56bis – Semplificazione delle procedure in materia di trasferimenti di immobili agli enti territoriali: “[…] Sono esclusi dal trasferimento i beni in uso per finalità dello Stato[…]”.

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