Con una sua nota dello scorso 17 luglio, indirizzata al Presidente del Consiglio e a tutti i Ministri delle Amministrazioni del Comparto, la Segreteria Nazionale del SINAFI ha esplicitato le motivazioni del proprio dissenso dalla sottoscrizione dell’ipotesi di accordo sindacale per il triennio 2025-2027.
Il dissenso ha riguardato quanto il Governo ha stabilito di riservarci e che è risultato fortemente mortificante soprattutto per il mancato riconoscimento della specificità del Corpo, per il quale sono residuate esclusivamente 8.740 euro lordi annui per remunerare le attività operative e accessorie (15 centesimi lordi annui per ogni Finanziere).
Ma ha anche riguardato i ripetuti impegni assunti e non rispettati sulle note prospettive previdenziali del personale del comparto che richiedono una urgente soluzione, l’ultimo dei quali sottoscritto nel dicembre 2024 con il rinnovo del contratto 2022-2024, quando il Governo si impegnò formalmente “ad adottare, con urgenza, ogni utile iniziativa volta ad attuare, anche attraverso procedure partecipative, la cosiddetta <<previdenza dedicata>> in favore del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate”, impegno ad oggi ancora totalmente disatteso nonostante la prospettata “urgenza”.
Più analiticamente, le motivazioni del dissenso dalla firma sono riconducibili ai seguenti aspetti:
- le risorse stanziate per il rinnovo del contratto per il triennio 2025-2027 sono risultate insufficienti a coprire l’inflazione e la connessa perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni del personale del comparto. Ciò ha determinato la scelta di riversare sostanzialmente tutte le risorse sul trattamento economico fondamentale (stipendio parametrale e indennità mensile pensionabile), riservando al trattamento economico accessorio una quota talmente minimale da risultare per la Guardia di Finanza inutilizzabile per qualsiasi finalità (8.740 euro lordi annui). Evidente quindi l’assoluta mancanza di risorse economiche da dedicare alla specificità del comparto e, a maggior ragione, della Guardia di Finanza, specificità normativamente riconosciuta, ma di fatto totalmente in questo caso disattesa, non essendo state previste risorse a ciò dedicate e che si sarebbero invece dovute reperire, o quantomeno prevedere, con legge di bilancio per il 2027. Sotto il profilo del trattamento economico il tutto si è risolto in un mero impegno a “reperire, nell’ambito della legge di bilancio per l’anno 2027, ove possibile, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, ulteriori risorse da destinare al contratto 2025-2027 del Comparto Sicurezza – Difesa, con priorità per il Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali (FESI)”, impegno peraltro non sottoscritto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dicastero dedicato all’individuazione delle risorse finanziarie. Per tale motivo questa Organizzazione Sindacale aveva chiesto esplicitamente di attendere l’avvio delle procedure per l’emanazione della prossima bozza di legge di bilancio per confrontarsi e verificare la possibilità concreta di stanziare risorse specificamente dedicate al trattamento economico accessorio. Il Governo ha scelto di non attendere e di chiudere subito il contratto in spregio delle esigenze e dei sacrifici del personale, della specificità del comparto normativamente prevista e degli impegni assunti e addirittura di pubblicizzare come un successo la sottoscrizione di un contratto, riportando cifre non corrispondenti agli aumenti reali;
- totale assenza di trattative e di previsioni sulla parte normativa afferenti i diritti del personale del comparto. Non è stata concessa alcuna possibilità di confronto circa l’introduzione di norme che potessero riguardare la tutela del personale, anche sotto il profilo familiare e genitoriale, riducendosi a pochi articoli che peraltro non fanno altro che riprendere sostanzialmente norme già previste dalle leggi di bilancio precedenti. Anche in questo caso il Governo ha avuto fretta di chiudere ogni pur minimale confronto, svilendo sino all’estremo le prerogative delle sigle sindacali e con esse le funzioni stesse delle parti sociali interessate al rinnovo contrattuale;
- nessuna concreta previsione sulla previdenza per il personale del comparto, se non dei meri impegni già assunti in passato e mai rispettati. Anche il rinnovato impegno di questo triennio appare totalmente privo di prospettive concrete, soprattutto sul versante del finanziamento necessario ad avviare la cosiddetta “previdenza dedicata”. Il nuovo impegno si risolve in una mera apertura di un tavolo per “verificare possibili idonee soluzioni” e che è stato già presentato come complesso e richiedente molto tempo per la sua ipotetica definizione. Nessuna risorsa stanziata per rifinanziare il fondo perequativo istituito con legge di bilancio per il 2022 e nessuna previsione di ulteriori stanziamenti in legge di bilancio per il 2027. Ancora una volta il Governo ha scelto di evitare il confronto in occasione della prossima bozza di legge di bilancio, chiudendo definitivamente la possibilità di confronto reale sulle risorse necessariamente da stanziare per rendere strutturale il nuovo sistema previdenziale.
- anche in tema di relazioni sindacali è stata esclusivamente anticipata l’apertura di un tavolo di confronto per il prossimo mese di settembre, con prospettive al momento totalmente incerte sia in termini di merito che di tempi. Gli impegni assunti sotto tale profilo risalgono già alla contrattazione per il triennio 2022-2024, con ripetute esternazioni circa la necessità di procedere a dei correttivi della legge 46/2022, correttivi non solo mai condivisi con le Organizzazioni sindacali ma addirittura abbozzati unilateralmente dalle Amministrazioni e contenenti, in ipotesi circolate, disposizioni addirittura restrittive rispetto alle tante criticità emerse dalla prima applicazione della legge 46/2022. Anche in tema di revisione delle relazioni sindacali il Governo ha scelto di aprire il confronto solo dopo la firma del contratto per il triennio 2025-2027, come se la possibilità di procedere ai correttivi fosse vincolata alla sottoscrizione di un accordo contrattuale che tecnicamente in realtà nulla ha a che vedere con le norme sulla sindacalizzazione del personale militare.
Queste le ragioni che ci hanno indotto a non sottoscrivere il contratto, chiedendo più volte di rinviare il tutto ad un momento successivo, individuabile nell’avvio delle procedure per la legge di bilancio per il 2027.
E queste sono anche le ragioni per le quali abbiamo manifestato il 18 luglio a Roma la nostra delusione per un contratto che ha certificato la mancanza di volontà di restituire dignità alle donne e agli uomini che, con un giuramento, hanno scelto di sacrificare la propria vita per lo Stato e per i cittadini.
Per scaricare la nota di dissenso del SINAFI





