Una sentenza che rende giustizia ma arriva troppo tardi. È questa la dolorosa verità di una vicenda che ha visto protagonista un Maresciallo Ordinario in servizio a Palermo, la cui istanza di trasferimento temporaneo per assistere i genitori gravemente disabili era stata rigettata; provvedimento di rigetto riconosciuto poi illegittimo dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana (Cga). Una vittoria arrivata però a un prezzo inaccettabile; la madre è deceduta appena dieci giorni prima della pubblicazione del provvedimento.
Una storia che riaccende i riflettori su dinamiche che meritano una profonda riflessione all’interno della Guardia di Finanza.
Un diritto negato dietro motivazioni generiche e con clausole di stile.
Il militare aveva chiesto di avvicinarsi a Napoli per assistere entrambi i genitori: il padre colpito da una grave recidiva oncologica e la madre affetta da gravi patologie. La risposta dell’Amministrazione, arrivata dopo mesi, era stata un rigido diniego basato su due argomentazioni ricorrenti quanto fragili: la generica carenza d’organico a Palermo e la presenza di altri fratelli ritenuti idonei all’assistenza.
Sia il Tar Sicilia che il Cga hanno smontato questo impianto, ribadendo principi fondamentali:
- La carenza di organico non può essere uno scudo automatico; l’Amministrazione ha il dovere di dimostrare concretamente perché proprio quel dipendente sia insostituibile.
- La presenza di familiari non cancella il dovere morale e l’esigenza del dipendente di prestare le dovute cure, se non se ne verifica realmente la disponibilità effettiva.
Il Cga ha così confermato l’illegittimità del provvedimento di diniego, imponendo una nuova valutazione. Ma per la madre del collega, il tempo è scaduto prima che la giustizia potesse fare il suo corso rendendo efficace quanto statuito.
LA PIAGA DEI RITARDI PROCEDIMENTALI
Il nodo cruciale che questa vicenda ci impone di denunciare riguarda il rispetto dei tempi all’interno della macchina amministrativa.
Troppo spesso, di fronte a istanze così delicate e umane – che si tratti di trasferimenti temporanei per assistere un familiare disabile o trasferimento temporanei per gravi motivi documentati (trasferimenti per 180 giorni) – i termini procedimentali previsti vengono sistematicamente disattesi. L’attesa si prolunga ben oltre il ragionevole, trasformandosi in un percorso a ostacoli per chi sta già vivendo un momento di grande fragilità personale, permanendo nell’incertezza più totale su tempi di definizione ed esito della propria istanza.
Quando si parla di salute e di assistenza ai propri cari, la tempestività non è un dettaglio burocratico, ma un elemento essenziale di giustizia. Un provvedimento arrivato fuori tempo massimo perde il suo valore più autentico, perché il tempo trascorso accanto a un genitore che soffre non può essere restituito da nessuna sentenza.
Il Team Tutela Legale del SINAFI, che quotidianamente supporta i colleghi in queste delicate fasi, unito alla nostra consolidata collaborazione con lo Studio Legale Leone-Fell, esprime la più vicina solidarietà al collega e a tutti i lavoratori che affrontano analoghe battaglie.
Chiediamo con forza all’Amministrazione un cambio di passo decisivo: pur nel rispetto delle esigenze organizzative, è indispensabile garantire celerità, attenzione alle vicende umane e risposte basate sulla realtà concreta delle persone, rifuggendo da automatismi burocratici sordi al dolore.
Chi veste la divisa e serve lo Stato ha il diritto di essere tutelato con tempestività e rispetto, soprattutto quando a chiamare è la famiglia.
A cura del Team Tutela Legale del SINAFI
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