“Il Sindacato restituisce responsabilità ai lavoratori attraverso il pieno riconoscimento della Carta Costituzionale”.
Questo il faro guida che, come SINAFI, abbiamo deciso di seguire durante il processo riformatore di democratizzazione dei nostri luoghi di lavoro, iniziato ormai da qualche anno, e che dovrà sempre indirizzare le nostre azioni e dare valore alla nostra visione.
Ritenere, quindi, ormai superata la nostra vecchia condizione di “cittadini diversi” attraverso il pieno riconoscimento di tutti quei diritti e quelle libertà, individuali e collettive, che promuovono la piena partecipazione sociale.
A partire dalla libertà di espressione (ART. 21), uno di quei diritti che nascono con noi, un diritto che si acquisisce al momento della nascita, al momento quindi dell’acquisizione della capacità giuridica.
Un diritto di cui, probabilmente, non potevamo pienamente disporre.
Un diritto fortemente depotenziato se non associato alle libertà, quelle collettive, quali quella di riunione (ART. 17) e di associazione (ART. 18).
Carta Costituzionale, quindi, che ci responsabilizza nella diffusione dei nostri valori di equità e giustizia riconoscendo i diritti inviolabili di ogni uomo anche nelle formazioni sociali (ART. 2) e rimuovendo gli ostacoli che limitavano la piena partecipazione di noi lavoratori all’organizzazione anche “sociale” del paese (ART. 3) e il diritto dei lavoratori alla partecipazione ai processi decisionali (ART. 46).
La recente pronuncia del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (n. 941/2025) in merito alla vicenda che vede coinvolto il Segretario Generale di ITAMIL, Organizzazione Sindacale dell’Esercito che condivide con noi questo percorso di riforma, e la discussione sulla Legge di bilancio 2026 stimolano delle profonde riflessioni.
Riflessioni sul pieno rispetto dei valori costituzionali fondanti e sulla portata complessiva dell’articolo 39 della Costituzione da una parte e riflessioni sul pieno riconoscimento della nostra professionalità e del nostro ruolo nella società civile dall’altra.
Tutto questo mentre la Corte costituzionale, con la sentenza n. 156/2025, rafforza le tutele sindacali dichiarando incostituzionale l’art. 19 co.1 dello Statuto dei Lavoratori che consentiva la costituzione delle RSA solo alle sigle sindacali firmatarie dei contratti collettivi applicati in azienda.
Perché i lavoratori (e i sindacalisti) non hanno solo il diritto di pensare e di esprimere il proprio pensiero ma hanno anche il dovere di farlo.
Appare doveroso rimarcare che sulla Legge di bilancio non si intravede praticamente nessun segnale concreto, nessuna manifestazione di riconoscimento e riconoscenza dell’importante ruolo da noi rivestito in e per questo paese. Il balletto, che continuerà ancora per un po’ sull’art. 42 “Norme di adeguamento dell’età pensionabile per il personale delle Forze armate, delle Forze di polizia a ordinamento civile e militare e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco” rappresenta purtroppo il simbolo di questa assenza.
Probabilmente in passato chi aveva il dovere di farlo (la nostra Amministrazione) non è riuscito a raccontarci, a raccontare in maniera compiuta, alla parte politica, il nostro ruolo di equilibratore sociale che trova la sua massima espressione nell’articolo 53 della Costituzione, nel fondamento della giustizia fiscale e della redistribuzione della ricchezza.
Adesso toccherà anche a noi “nuove” Organizzazioni Sindacali cercare l’attestazione del nostro ruolo, cercando inoltre di far comprendere, valorizzando la nostra specificità, ad oggi quasi sempre una norma contenitore vuoto, anche l’enorme differenza tra il nostro salario reale e quello nominale.
Cercare inoltre di far comprendere l’importanza fondamentale di due temi, non più rinviabili, che abbracciano generazioni diverse di finanzieri:
- la valorizzazione del salario di ingresso nel mondo del lavoro e la tutela del trattamento pensionistico attraverso la concretizzazione del progetto “Previdenza dedicata”.
Un riconoscimento della giusta retribuzione (ART. 36) che ci vede assumere una doppia responsabilità (da finanzieri e sindacalisti) in un paese dove i lavoratori hanno sempre meno voce, il lavoro diventa sempre più povero, i contratti di lavoro assumono forme e denominazioni tra le più fantasiose e dove viene messa a repentaglio anche solo l’idea di futuro per i nostri figli.
Esprimere il proprio pensiero, valorizzare il Sindacato, quindi, rappresenta un dovere per il personale, la parte politica e per un’amministrazione che più volte in passato ha dimostrato la capacità di sapersi adattare ai nuovi scenari economici e sociali, sicuramente più di altre organizzazioni del nostro Comparto.
Valorizzare attraverso il Sindacato la nostra professione, il nostro ruolo nella società civile, contribuire alle scelte, investire sulla tutela dei diritti dei lavoratori, sulla tutela della legalità economica, sulla sicurezza di chi deve tutelare la sicurezza degli altri rappresenta quindi un investimento, sicuramente non un costo.
È arrivato il momento, quindi, di non stare più alla finestra fermi a guardare ma di assumerci tutti insieme, quella grande responsabilità che il Sindacato ci restituisce perché partecipare attraverso l’espressione del proprio libero pensiero non è solo un diritto ma è soprattutto un dovere…un atto di libertà.
*Segretario nazionale per i rapporti Istituzionali e Sindacali SINAFI
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